democrazia dal basso

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lunedì, 30 giugno 2008

Quando la mia cultura divenne un ostacolo

Scrivo dopo un pò di tregua, il caldo è stato un nemico anche nella terra in cui vivo la Sicilia, dunque come un pò tutti, sono stato rintanato a casa nell'attesa di un pò di frescura  la sera. Durante il giorno ho ripreso in mano vecchi libri anche solo per risistemarli e avere  da essi un piccolo rapimento nostalgico. Di solito non ho tempo di rileggere libri che ho  letto quando ero ragazzo, ma oggi fra le mani mi è venuto un libro parecchio ingiallito e con  una copertina dal titolo mozzafiato per un Ingegnere Informatico V.O. Il titolo era lì e mi diceva: che aspetti ti ricordi quando mi hai abbandonato fra gli altri libri con la promessa: "ti rileggerò da adulto?" Era il lontano 1992, ricordo bene, ero al secondo anno di Ingegneria a Palermo, all'epoca l'università di Palermo era considerata una signora università e sopratutto  la facoltà di Ingegneria era sulla bocca di tutti, grazie alle smancerie di alcuni giornali del nord che ricordo altrettanto bene, stilavano classifiche sulle migliori facoltà d'Italia e miracolosamente la facoltà di ingegneria dell'università di Palermo risultava fra i primi posti dopo i politecnici di Milano e di Torino. Io ero davvero fiducioso, mi aspettava un futuro, un grande futuro da quella università. Ricordo che in quegli anni io ero irrimediabilmente attratto dalla ricerca del sapere, dalla filosofia, dalla matematica, della scienza. Cercavo nei discorsi ogni cosa che non era banale e mi appariva agli occhi come tale, erano anni in cui la contestazione, il 68', aveva i sui rigurgiti.


Negli anni 90', ricordo bene l'occupazione universitaria, il movimento studentesco, la pantera nera della facoltà di lettere e filosofie, facoltà di lettere dove ero solito andare nelle ore buche,... andavo a seguire le lezioni di Armando Plebe.


Che tipo particolare era all'epoca quell'uomo, un grande! Andavo con la scusa di trovare la mia ex ragazza con la quale per il 70% delle volte si aveva un ottimo scozzo intellettuale su tutto e alla fine si finiva come da perfetti innamoratini sul convenire altrettanto su tutto, bacini compresi. Io ero dopotutto un futuro Ingegnere la cui mente non poteva capire le sottigliezze di un uomo come Armando Plebe lei diceva cosi per giustificare le mie obiezioni ai libri di A. Plebe, e anche se una volta gli vidi scrivere al prof. una equazione matematica sbagliata alla lavagna impaurendo con quella formula la quasi totalità dei presenti come superman a cospetto della criptonite, non ebbi il coraggio di alzare la manina dalle ultime file, e di farlo notare a quella gente che lo ascoltava come un sciamano o un oracolo d'altri tempi. Ricordo che una volta gli sentì dire ad A. Plebe che il potere politico al governo deve essere sempre sul filo della sfiducia per comportarsi bene! E devo dire che la cosa fu quanto mai profetica negli anni avvenire! Ma io ero spensierato all'epoca, non potevo certo credere nel cinismo gratuito anche se veniva da un filosofo rinomato come A. Plebe. Ricordo quel viale delle scienze con una certa nostalgia, gli odori della mensa Santi Romano, a volte terribili, a volte deliziosi, gli alberi che facevano scivolare batuffoli di simil-cotone dalle ghiande, gli acquazzoni che li facevano imputridire quei batuffoli e li facevano diventare una arma micidiale: scivoloni gratis per la gente che camminava. Non ho mai saputo il nome di quegli alberi spinosi e surreali, ma mi facevano provare, questo sicuramente, un certo timore referenziale nei confronti delle istituzioni con cui avrei avuto a che fare da li a poco. I professoroni, i miei professoroni di matematica, ricordo che spesso io li chiamavo  le signore della matematica, erano quasi tutte donne, le definivo così scherzosamente poiché intuivo che quei posti che ricoprivano erano una specie  comodato d'uso perché non all'altezza di un ruolo nella facoltà di matematica e dunque si erano imboscati in ingegneria, dopotutto gli ingegneri non dovevano capire la matematica la dovevano solo applicare era questo il ritornello che si prefigurava nella mente di tutti noi allievi ingegneri, sotto un insegnamento fatto di timore nel fare domande fuori luogo, ma ciononostante io ero fiero, si ero fiero lo stesso, studiavo dopotutto su libri fatti da matematici Palermitani come di Bari-Vetro un mattone di Analisi Matematica 1 & 2 d'altri tempi, come d'altri tempi era la carta ingiallita che il loro editore aveva usato per la stampa dei volumi. Sapevo del circolo matematico di Palermo, sapevo del lustro meritato in passato, molti autori persino il grande B. Russell quello dei principi, aveva menzionato la mia terra, la Sicilia ed il circolo matematico di Palermo. Un giorno sul viale delle scienze fui rapito da una copertina bizzarra su una bancarella del libro, era un insieme di labirinti figura simile, ma meno regolare al labirinto di Peano



il grande matematico Torinese, e una scritta dal nome altrettanto magnetica "Dalla logica alla metalogica" Scritti fondamentali di logica matematica a cura di Ettore Casari. (Normale di Pisa) Io non sapevo molto di logica e devo dire leggere un libro dei massimi esperti di logica in Italia non era cosa per un studentello di 2° anno di Ingegneria. Eppure mi sforzai di leggere il leggibile dove non capivo cercavo di intuire. Non finii mai di leggere quel libro, pur prendendolo fra le mani tante volte, non arrivai oltre Il capitolo di David Hilbert il grande matematico che aveva sempre suscitato in me un certo fascino per la sua volontà di volere svincolarsi dalla intuizione matematica. Del resto oggi buona parte del suo programma le "Bewistheorie" stanno alla base della capacità dei calcolatori elettronici per poter dimostrare teoremi matematici e quest'uomo non  sapeva nemmeno cosa sarebbero stati i computer di oggi. Oggi ho ripreso quel libro e ho riletto  quel meraviglioso capitolo tratto da una sua conferenza sui fondamenti logici della matematica. Una cosa mi ha colpito nella descrizione di un assioma detto da lui transfinito. David Hilbert doveva essere un uomo molto ironico, sentite come  fa capire agli altri matematici presenti al congresso l'assioma transfinito:


per una giusta comprensione sostituire tA con Berlusconi oppure con la casta in genere

Adesso a distanza di anni dopo le strage di Capaci, e quella di via d'Amelio, dopo che i  sICILIANI hanno preferito dimenticare ciò che è accaduto, dopo che vi è una maggioranza incontrollabile alla faccia di quel filo della sfiducia come possibile controllo di onesta nel comportarsi di un governo, dopo che la contestazione non è per i giovani se non un modo per vestirsi da post-fighettini, dopo che l'oppio della TV ha raso a suolo ogni barlume di speranza, dopo che hanno devastato l'università con il nepotismo palese e persino giustificato come modello sociale (vedi P. Conti i Raccomandati), e per capire di cosa sto parlando basta fare un prelievo del sangue  all'università di Palermo, ma credo anche nelle restanti università d'Italia, e scoprire che tutti i docenti sono imparentati fra di loro. Oggi, dopo che il merito è una figura retorica in bocca di una maggioranza che ha permesso tutto questo, perché non mi vengano a dire che è colpa dei comunisti che non esistono più!... Io mi chiedo, cosa resterà di questa società italiana? La risposta è: Nulla!

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