Conoscete Lars Von Trier? Uno dei pù grandi registi europei? Spero di si. Purtroppo non essendo un regista allineato al potere, difficilmente potrete vedere un suo film nei cinema di regime, tanto meno in città dove esite un solo cimena supercontrollato. Dogville in effetti potremmo dire non è un film, ma una opera teatrale solo apparentemente minimale, dove il pretesto della resa cinematografica amplia in tal senso ogni aspetto creativo delle mente di Lars. La trama è quella di una figlia di un mafioso americano in fuga dal destino segnato da suo padre, padre che potremmo identificare con un Don ... di turno (tanto per fare contento qualche giornalista locale). La città dove trova rifuggio la fanciulla in fuga è Dogville. In Dogville si aprono scenari psicologici decisamente imprevisti. La protagonista, Grace, non svelando nulla della sua storia, infatti, viene accettata nella comunità di perbenisti quale è Dogville, ma con il cementificarsi dei rapporti interpersonali, Dogville si scoprirà molto diversa nella sua intima essenza e diversa rispetto a ciò che dava a vedere. La protagonista in questo caso, identificata con Lars, cerca il contatto con la gente comune, sentendosi in obbligo d'assecondare ogni sorta di azioni pro-comunità in una sorta di autolesionismo ad infinitum. Il film risulta essere davvero coinvolgente nell'intreccio psicologico, vi è persino uno scrittore poeta narratore, una specie di giornalista che scrive ed ha una intesa con la protagonista, la bellissima Nicole Kidman. Sulla rete si trovano molte recensioni che potrete consultare, ma io preferisco consigliarvi una buona visione prima di tutto. Ciò che mi ha spinto a scrivere su un film che ho visto nel 2003 è pittosto palese: la nostra società non accetta il diverso, il diverso fa paura! L'immigrazione va combattuta secondo il regime, persino con le armi. Io penso che per un attimo questi extracomunitari sono l'incaranzione di Grace, e se un finale come quello di Dogville vorremmo scongiurare, dovremmo cambiare registro noi Europei, sopratutto nei confronti dell'immigrazione clandestina! Non si può continuare a barattare gas e petrolio dai paesi dei dittatori e dei generali, in cambio di disperati da accogliere sotto ricatto!
Vi lascio con una citazione ad uso e consumo per gli adepti scrivani di Alcaville, un link che rende l'idea del film di cui vi ho parlato sopra, una perfetta definizione di Dogville è la seguente:
"Inafferrabile come le pareti invisibili delle case e cattivo come gli abitanti della minuscola cittadina, Dogville ha la faccia antipatica del bambino Jason, ambiguo e provocatore." fonte clikka qui